IN ARRIVO LE NUOVE RICETTE

Arriva la ricetta del medico con l’indicazione del principio attivo al posto del del nome commerciale del farmaco. La novità è prevista dalla spending review, in vigore da Ferragosto. Il medico deve indicare sulla ricetta la denominazione del principio attivo del farmaco. Questa indicazione (accompagnata dagli altri elementi identificativi del medicinale: dosaggio, forma farmaceutica e, se necessaria, via di somministrazione) è necessaria e sufficiente per ottenere la consegna, da parte del farmacista, del medicinale con onere a carico del Servizio sanitario nazionale.

Il farmacista è tenuto a fornire al paziente il medicinale con il prezzo più basso fra quelli a base del principio attivo indicato dal medico. Se più medicinali hanno il prezzo più basso, potrà essere consegnato uno qualsiasi di essi, eventualmente secondo la preferenza dell’assistito. Il paziente può comunque chiedere al farmacista un farmaco a prezzo più alto (questa possibilità era già prevista dal decreto Cresci Italia), ma in questo caso dovrà corrispondere al farmacista una somma pari alla differenza fra i due prezzi.

Il medico può indicare che il farmaco non è sostituibile. La norma (articolo 15, comma 11-bis, inserito dal Senato in sede di conversione in legge del provvedimento) prevede che il medico di medicina generale, in caso di prima diagnosi di una patologia cronica o in presenza di un primo episodio di patologia non cronica e a fronte del possibile utilizzo di più medicinali equivalenti (sono quelli non coperti da brevetto), debba indicare sulla ricetta del Ssn la denominazione del principio attivo utilizzabile, senza indicare alcun farmaco specifico. Il medico può comunque indicare un medicinale specifico a base dello stesso principio attivo: in questo caso, però, perché il farmacista prenda in considerazione la segnalazione del medico, questi deve spiegare, in maniera sintetica, i motivi che lo spingono a considerare quel determinato farmaco insostituibile. E indicare nella ricetta, per l’appunto, che il farmaco non è sostituibile.
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Per quanto riguarda chi sta dietro al bancone, il farmacista è sempre tenuto a sostituire il medicinale prescritto con un medicinale corrispondente di prezzo inferiore, ma ci sono tre eccezioni. La prima è quella, già presa in considerazione, che il medico dichiara nella ricetta la non sostituibilità del farmaco (aggiunge una “clausola di non sostituibilità” del medicinale specificato) . La seconda è che ci sia una diversa richiesta del paziente; il terzo caso è che non siano in commercio medicinali a prezzo più basso.

I chiarimenti del ministero: escluse terapie croniche già in corso
Il ministero della Salute ha fornito dei chiarimenti sulla ricetta con principio attivo. Le nuove regole, ha sottolineato, riguardano le prescrizioni effettuate su ricetta del Ssn per pazienti trattati per la prima volta per una patologia cronica o per un nuovo episodio di patologia non cronica (ad esempio, per un nuovo episodio di tonsillite, a distanza di tempo da altro episodio analogo). L’obiettivo è evitare che il passaggio, nel corso di una terapia già iniziata, dall’impiego di un medicinale all’altro – anche se di composizione analoga – possa determinare qualche spiacevole inconveniente.

I sindacati: trenta giorni per adeguarsi alle nuove regole
Nuove ricette con principio attivo già da ora? I medici di famiglia rispondono: no, non è così. In una lettera inviata ai suoi iscritti la Fimmg (federazione italiana medici di medicina generale), un sindacato di medicina generale, spiega che in realtà ci sono trenta giorni di tempo per adeguarsi alle novità sulle ricette: lo prevede, infatti, il contratto dei medici di medicina generale, o meglio la Convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il sindacato chiede al ministero di convocare un tavolo.

Le associazioni dei consumatori: in arrivo 700 milioni di risparmi
Finalmente – affermano in una nota le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef – entra in vigore la normativa che permette anche nel nostro paese l’utilizzo dei farmaci equivalenti (ex generici) in misura maggiore di quanto fatto colpevolmente sin d’ora attraverso una pessima informazione, a volte intenzionalmente voluta. La percentuale di fruizione di questi farmaci – si legge nella comunicazione – oggi si attesta in Italia attorno un 16-18% contro quelle di altri paesi ben più elevate e con punte del 40-50%: tutto ciò – concludono le due associazioni – provoca maggiori spese e, quindi, con la nuova normativa, si potranno avere risparmi per 6-700 milioni di euro annui».

Ilsole24ore.com

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