CHIARIMENTI DEL DOTTOR DOMENICO AMOROSO

Il Direttore di Oncologia Dottor Domenico Amoroso risponde alla professoressa Adriana Beranzoli, chiarendo alcuni concetti espressi all’interno di articoli pubblicati dalla stampa locale.
Come sempre, in questi casi, è d’obbligo un chiarimento. Non tanto una risposta circostanziata, dal momento che tutte le risposte che servono possono essere trovate sulla cartella clinica.
Un chiarimento legato al fatto che ci si debba rivolgere ai quotidiani piuttosto che agli Operatori che hanno preso in cura il Paziente. Addirittura, che si debba scrivere al Presidente della Regione per un trattamento definito “lesivo ed umiliante della dignità di una persona”.
Non ha ovviamente alcuna importanza il tempo trascorso: l’elaborazione del lutto non ha tempi prestabiliti.
L’Oncologia è un territorio delicato, costruito sulla relazione tra più persone, che cercano, al meglio, di prendersi cura del Paziente, di entrare in empatia con lui  e con i familiari e con quanti si occupano della sua sofferenza.
Talvolta, non è per nulla semplice, come in questo caso, mettere in atto tutte le procedure che l’esperienza e la professionalità ti hanno insegnato. Di fronte ad un problema di deterioramento cognitivo, peraltro documentato, del Paziente, quando non trovi un territorio comune con lui, è molto complessa la gestione medica ed infermieristica della quotidianità, che non è solo il trattamento migliore in quel preciso momento, ma anche la gestione, molto più problematica, dello stato di agitazione e confusione nel quale, suo malgrado, il Paziente si trova.
L’obiettivo del ricovero è stato quello della stabilizzazione del Paziente e di evitare danni alla persona, anche tramite la contenzione fisica, peraltro prevista anche dalle procedure Aziendali e Regionali. Obiettivo sicuramente complesso da raggiungere e che ha coinvolto anche i Colleghi dell’Hospice, cui il Paziente è stato riferito per la prosecuzione e la eventuale modifica della terapie di supporto.
Obiettivo ancora più complesso quando, nelle parole della Signora che scrive, si legge “chiedevo per lui solo cure palliative”. Mi chiedo se è chiaro il significato delle parole che vengono usate: nel corso del ricovero sono stati utilizzati, tra gli altri, farmaci antalgici che non togliessero al Paziente anche quel minimo di lucidità residua nel poter mantenere una vita di relazione con suoi Cari.
Nessuno è mai venuto a chiedere al sottoscritto, o ai miei collaboratori, di utilizzare procedure che eliminassero del tutto questa possibilità. Non so cosa intenda la Signora per Cure Palliative.
Noi, in Oncologia, il concetto lo abbiamo ben chiaro, e abbiamo cercato di metterlo in pratica, come sempre facciamo, pur nelle difficoltà legate alla variabilità psico-biologica di ogni singolo Essere Umano.

Dott. Domenico Amoroso
Direttore Reparto di Oncologia

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