L’APERTURA DI IMPRESE ALIMENTARI

L’apertura di un esercizio di preparazione e  somministrazione alimenti non è subordinata al parere USL. Dal 2006 sono in vigore i nuovi regolamenti comunitari che attribuiscono all’ OSA (Operatore del Settore Alimentare) le responsabilità in merito alla definizione ed alla organizzazione degli spazi e delle attrezzature necessarie ad esercitare la propria attività.
Nello spirito della semplificazione amministrativa, l’apertura delle imprese alimentari avviene dietro presentazione, attraverso il SUAPSportello Unico delle Attività produttive – di una comunicazione (il modello è disponibile sui siti web dei comuni e del Dipartimento di Prevenzione della USL) in cui viene specificato il tipo di attività esercitata; alla comunicazione va allegata una planimetria ed una breve descrizione del ciclo produttivo.

I regolamenti comunali di igiene in materia di alimenti e bevande, approvati alla fine degli anni 90, non sono più norma cogente, ma indirizzi tecnici che il titolare dell’impresa (ed eventualmente il proprio consulente) possono decidere di utilizzare per orientare le proprie decisioni. I controlli ufficiali effettuati dal Dipartimento di Prevenzione – U.F.C. Sicurezza Alimentare e Sanità Veterinaria – sono orientati alla verifica del rispetto dei requisiti di igiene previsti dalle normative comunitarie che sono applicabili in tutte le regioni italiane ed in tutti i paesi dell’U.E.

Le maggiori non conformità riscontrate nel 2012 non riguardano i requisiti strutturali degli esercizi, ma il mancato rispetto delle norme di igiene (in particolare presenza di sporcizia e di infestanti nei locali di preparazione e somministrazione alimenti). Le mancate o ritardate aperture per “una zanzariera, una presa d’aria dove di aria ce n’era anche troppa” non sono quindi da attribuire alla rigidità delle normative che la USL è tenuta ad applicare.

L’U.F.C. Sicurezza Alimentare e Sanità Veterinaria nel mese di marzo ha incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria ed ha illustrato le linee strategiche del piano di controlli 2012, allo scopo di rendere trasparenti i criteri di selezione delle imprese da ispezionare e gli obiettivi del controllo ufficiale. L’impegno assunto è di restituire alla fine del mese di novembre alle associazioni di categoria i risultati dell’attività svolta, in modo che possano essere utilizzati come spunti di miglioramento da parte delle imprese.

La sicurezza degli alimenti, infatti, non si raggiunge con “la retina o la presa d’aria”, ma con un approccio responsabile e collaborativo di tutti i soggetti coinvolti: autorità competente al controllo, imprese e consumatori.

Il Responsabile U.F.C. Sicurezza Alimentare e Sanità Veterinaria
Ida Aragona

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