SALVATO BIMBO. “GRAZIE AI MEDICI”

ospedale-versilia-pronto-soccorsoAll’inizio aveva febbre alta e vomito. Tanto che ai genitori sembrava una banale influenza, il virus che aveva colpito il figlio di neanche un anno. Ma nel giro di pochi minuti, in quella maledetta domenica sera nella loro casa di Lido dove trascorrono le vacanze e i fine settimana, lo hanno visto perdere conoscenza. Mentre labbra e viso cambiavano colore, lui non rispondeva alle loro voci. E a un tratto sembrava non respirare più.

A quel punto Piero Landi e Michela Biagioni, originari della Garfagnana, sono corsi al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia, distante appena tre minuti di auto dalla loro abitazione. Un abisso si stava spalancando davanti a loro. Ma l’intervento dei medici dell’ospedale lo ha richiuso con una forza e una capacità che quei due genitori angosciati non si immaginavano neppure. E dopo aver intubato e stabilizzato il bambino, nel giro di tre ore i sanitari hanno fatto scattare il trasferimento con l’elicottero all’ospedale Meyer di Firenze. Dove il piccolo è uscito definitivamente dal pericolo. Tanto che sabato prossimo potrà tranquillamente festeggiare il suo primo compleanno con parenti e amici.

Ed è anche e soprattutto per ringraziare i professionisti dell’ospedale Versilia (ma anche dell’ospedale fiorentino Meyer) che hanno salvato il loro piccolo, che i due genitori hanno deciso di raccontare la loro storia. Rammentando a tutti gli utenti che «parlare male è facile, più difficile elogiare chi fa un lavoro straordinario». «Domenica 9 settembre, alle 20,15 circa, ci trovavamo a Lido di Camaiore – raccontano i genitori – nostro figlio veniva assalito da una forte crisi convulsiva, che si manifestava con vomito prolungato. Al termine dello stesso il bimbo, di quasi un anno di età, non rispondeva alle nostre sollecitazioni e ancor più grave appariva visivamente peggiorare. Tanto da mostrare alterazioni nello sguardo e del colore delle labbra e del viso. La sua respirazione appariva pressoché inesistente. Altro non potevamo fare che trasportarlo immediatamente al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia, a noi vicinissimo. A pensarci, una vera fortuna». «All’arrivo, trattandosi di un codice rosso di massima priorità – afferma la coppia – il bambino è stato subito preso in consegna dalla dottoressa Silvia Navari e dalla sua èquipe.

Evitiamo di raccontare il nostro stato d’ansia e lo sconcerto nel vedere il nostro piccolo sdraiato sul lettino del pronto soccorso circondato da dottori, infermieri e strumentazioni atti alla rianimazione. I minuti si susseguivano e l’impegno della dottoressa e di tutto la sua squadra era totale: neanche un secondo di tregua, di pausa, di rilassamento. Le manovre di rianimazione si susseguivano con precisione e calma apparente, fino a riuscire ad intubarlo e quindi a stabilizzare le funzioni vitali. Solo allora, la dottoressa ci ha coinvolti chiedendo il nostro consenso al trasferimento del bimbo presso una struttura sanitaria in grado di poterlo gestire. Così è accaduto e il nostro piccolo è stato trasportato con l’elicottero all’ospedale Meyer di Firenze, che noi abbiamo raggiunto in auto. Al suo arrivo e dopo una prima valutazione in pronto soccorso ha trascorso la notte in terapia intensiva, dove poco alla volta è stato rianimato e quindi spostato nel reparto di Pediatria A». Gli esami successivi hanno rilevato la causa dell’accaduto in un virus derivante dalla sesta malattia. Un batterio che, a seconda del bimbo che colpisce, può provocare danni gravissimi.

«Nei giorni seguenti – spiegano Piero e Michela – nostro figlio ha superato l’accaduto, ha ripreso a mangiare e bere e ancor meglio a sorridere. Giovedì 12 alle 14 è stato dimesso e oggi non presenta alcun problema. Gioca, sorride e vive sereno insieme alla sua famiglia e a quanti gli sono stati vicini. Perciò – concludono – non possiamo che estendere a favore del sistema regionale della sanità toscana il più sentito ringraziamento per la capacità professionale, gestionale e organizzativa. A quei dottori, a quelle infermiere, ai piloti dell’elicottero e a quanti si sono adoperati intorno a nostro figlio, regalando talvolta anche un semplice sorriso, andrà per sempre la nostra indelebile gratitudine e riconoscenza».

Matteo Tuccini
Il Tirreno

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