PER SAPERNE DI PIU’

 

 

 

 

 

Preparazione del liquido seminale
Quando arriva il campione in laboratorio, si lascia liquefare per 20-30minuti prima di procedere alla sua osservazione con l’uso della camera di Makler. Questo dispositrivo attraverso la griglia di dieci quadretti per dieci ci permette di contare gli spermatozoi, di distinguerne le diverse motilità e di ottenere una concentrazione espressa in milioni /ml. Con un metodo chiamato “capacitazione” viene separato il plasma seminale dagli spermatozoi, eliminando i resti cellulari e selezionando gli spermatozoi mobili e morfologicamente normali adatti alla fecondazione. Il principio consiste nel separare gli spermatozoi in funzione della loro mobilità, facendo loro attraversare tre soluzioni di differente densità, e centrifugandoli. Gli spermatozoi più mobili precipiteranno sul fondo formando un pellet che viene recuperato e sottoposto ad un ulteriore centrifuga in un apposito liquido di coltura. A questo stadio, gli spermatozoi selezionati sono pronti per fecondare l’ovocita.

Inseminazione intrauterina (IUI)
Gli spermatozoi opportunamente sottoposti al test di capacitazione vengono iniettati nell’utero per mezzo di un catetere introdotto nel collo dell’utero. La paziente può riprendere immediatamente le sue normali attività.

Prelievo follicolare
Il prelievo follicolare si effettua per via vaginale. Mediante un ago connesso alla sonda si pungono i follicoli ovarici in modo preciso seguendo la traiettoria dell’ago sullo schermo dell’ecografo. Centrati i follicoli si aspira il loro liquido in tubi, che vengono immediatamente portati in laboratorio dove si procede all’identificazione e recupero degli ovociti. Questa procedura è ambulatoriale, si esegue sottoponendo la paziente ad una leggerissima sedazione che dura 10-20 minuti. Dopo il prelievo la paziente rimane in osservazione 2 o 3 ore prima di tornare a casa.

La fecondazione in vitro classica (FIVET)
Consiste semplicemente nel mettere in contatto gli spermatozoi opportunamente selezionati con gli ovociti prelevati ancora circondati dalle cellule del rivestimento esterno (cellule del cumulo e della corona radiata). Sono quindi gli spermatozoi a dovere attraversare da soli le barriere ovocitarie. Questa tecnica viene utilizzata nei casi di patologia tubarica, di fattore maschile di grado lieve o moderato, ripetuti fallimenti di inseminazioni intrauterine e nel caso di infertilità idiopatica.

Microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI)
Questa tecnica consiste nell’introduzione di un solo spermatozoo opportunamente selezionato direttamente all’interno del citoplasma ovocitario, rimuovendo meccanicamente tutte le barriere ovocitarie, costituite dalle cellule del cumulo e della corona radiata. Per questa procedura è necessario uno strumento di laboratorio che prende il nome di micromanipolatore costituito da due microaghi che permettono uno l’immobilizzazione e cattura dello spermatozoo e l’altro permette di bloccare l’ovocita durante l’introduzione dello spermatozoo al suo interno. Questa tecnica viene utilizzata nei casi di infertilità dovuti soprattutto a un fattore maschile di grado severo, ma viene indicata anche in caso di precedenti fallimenti con tecnica FIVET.

Coltura cellulare
Dall’unione dell’ovocita con lo spermatozoo si innesca una cascata di eventi che porta alla formazione dell’embrione. I segni di un’ avvenuta fecondazione vengono espressi dopo 18-20 ore dall’inseminazione degli ovociti. All’interno della cellula fecondata (zigote) si osserva la presenza di due nuclei che portano rispettivamente l’informazione genetica uno di origine materna e l’altro di origine paterna. Dopo un ulteriore periodo di coltura in vitro (24-48 ore) si valuta il numero degli embrioni che si sono formati e la qualità embrionaria. La classificazione degli embrioni allo stadio di 2-8 cellule si basa su un’osservazione morfologica al microscopio che riguarda: numero di cellule presenti nell’embrione (velocità di crescita), simmetria delle cellule, presenza di frammentazioni anucleate nello spazio perivitellino dell’embrione ed identificazione del nucleo (o di eventuali multinucleazioni) presente in ogni cellula. La qualità di un embrione è data quindi da un insieme di parametri che devono essere accuratamente valutati durante le varie fasi di sviluppo. L’accurata valutazione degli embrioni svolge un ruolo diagnostico fondamentale nel trattamento FIVET e deve quindi essere considerata di primaria importanza.

Trasferimento embrionale
Il trasferimento embrionale viene eseguito per via vaginale sotto monitoraggio ecografico per visualizzare il punto di rilascio degli embrioni. Gli embrioni vengono caricati in un catetere e portati dal biologo al ginecologo che esegue il suo posizionamento in utero.

Crioconservazione del liquido seminale
La crioconservazione degli spermatozoi è una tecnica che aiuta a garantire l’autoconservazione dei gameti maschili per quei pazienti che avendo problematiche oncologiche sono costretti a sottoporsi a cure radio-chemioterapiche che possono compromettere irreversibilmente la produzione di spermatozoi vitali. Questa tecnica può essere estesa anche a quei pazienti che presentano alterazioni nei parametri del liquido seminale (severa oligoastenoteratospermia) per garantire la conservazione degli spermatozoi in caso di peggioramento della capacità riproduttiva nel tempo. L a crioconservazione consente inoltre di conservare gli spermatozoi ottenuti chirurgicamente dal prelievo testicolare o dall’epididimo al fine di evitare al paziente di sottoporsi ad intervento chirurgico per ogni ciclo di fecondazione assistita affrontato. Inoltre la criconservazione dei gameti maschili si estende anche a quei pazienti che presentano problematiche nella raccolta per non trovarci il giorno del prelievo follicolare della signora senza spermatozoi per inseminare.

Crioconservazione degli embrioni
La Legge 40/2004 sulla fecondazione assistita non consente il congelamento degli embrioni tranne nei casi in cui non risulta possibile il trasferimento degli embrioni per grave e documentato stato di salute della donna che non risulta prevedibile al momento della fecondazione. Inoltre, in deroga al principio generale di divieto di crioconservazione, possono essere sottoposti a congelamento quegli eventuali embrioni soprannumerari dove il loro trasferimento risulti contrario o alle esigenze di procreazione o all’interesse alla salute della paziente (Sentenza Corte Costituzionale n.151/2009). Qualsiasi embrione che non sia trasferito in utero verrà congelato con onere a carico del centro in attesa del futuro impianto.

Crioconservazione degli ovociti
Con l’entrata in vigore della Legge 40/2004 la crioconservazione degli ovociti ha sostituito nella pratica di laboratorio il congelamento embrionario. Secondo la normativa, non è infatti possibile creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario per garantire alla paziente una gravidanza. In questo modo una volta ottenuti un numero sufficiente di embrioni, è possibile conservare mediante congelamento gli ovociti prodotti in soprannumero valutando prima, in laboratorio, qualità e maturità ovocitaria. Esistono due modalità di crioconservazione degli ovociti che differiscono per la concentrazione di crioprotettori utilizzati e per la durata del tempo di congelamento. Queste due procedure prendono il nome di congelamento lento e congelamento rapido (o vitrificazione). In entrambi i casi la metodica di fecondazione degli ovociti scongelati è poi la ICSI indipendentemente dalla qualità del liquido seminale. La sopravvivenza degli ovociti dopo scongelamento riportata in letteratura varia tra il 30% e il 90%.

 

 

 

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