IL CONSENSO ALLA SPERIMENTAZIONE NEI SOGGETTI VULNERABILI

dr.ssa Silvia Vitelli

Il campo sperimentale delle scienze biomediche è il campo in cui per primo il consenso è stato riconosciuto come diritto fondamentale della persona.
Il Codice di Norimberga, ricavato dalla sentenza emessa il 19 agosto 1947 dal Tribunale internazionale che giudicò i responsabili dei crimini nazisti, anticipò infatti, partendo dalla condanna delle sperimentazioni condotte dai medici nazisti sui prigionieri deportati nei lagers, le tematiche del consenso.
Il testo del documento, che si trova negli atti del processo( Trials of War Criminals Before the Nuremberg Military Tribunal ) si apre con l’affermazione che “il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale”.
Lo stretto rapporto tra sperimentazione e diritto dell’uomo di esercitare liberamente e coscientemente la propria autonoma scelta di partecipare o meno all’atto medico viene così ufficialmente sancito.
Affermata l’essenzialità del consenso, che ne fa di esso un diritto fondamentale, se ne stabiliscono quindi subito le coordinate identificative : l’esercizio della capacità di scelta, che deve essere libera da ogni tipo di costrizione, informata, cosciente, la responsabilità della raccolta di esso.
La partecipazione all’atto medico presuppone quindi in primis la capacità di esercitare il diritto del consenso. In questo senso la sperimentazione condotta dai medici nazisti sui prigionieri reclusi nei campi di concentramento costituisce u caso paradigmatico utile allo studio di tutti i casi di sperimentazioni su soggetto non in grado di esprimere il proprio consenso in maniera totalmente cosciente: i “soggetti vulnerabili”.
Occorre infatti ricordare che quello che accadde nei lager accadde pur in presenza di una legislazione, quale quella in vigore in Germania, per niente permissiva su questi temi, mettendo drammaticamente in evidenza la necessità di tutelare tutti quei soggetti che si trovino in una posizione debole.
'